psiconcologia

Come può aiutarci lo Yoga a combattere l’insonnia?

16519919231_ce788a4946_zSi sa che il sonno profondo é ristoratore ma spesso, quando affrontiamo momenti delicati della nostra vita esso è il primo a risentirne. Il continuo susseguirsi delle emozioni disegna, nel lungo termine, i suoi effetti sul nostro corpo: la muscolatura si contrae, la postura si modifica, gli organi interni si contraggono involontariamente. Questo condiziona la qualità del sonno notturno ed è il motivo per cui sentiamo esaurirsi le nostre risorse energetiche e al mattino ci svegliamo stanchi.

L’insonnia è una condizione molto frequente, soprattutto per il paziente oncologico: le angosce legate al futuro, il peso fisico e mentale della malattia e il vissuto di precarietà del presente generano spesso effetti sul corpo che ne influenzano la qualità del sonno manifestandosi con eccessiva sonnolenza diurna, difficoltà nell’addormentarsi, frequenti risvegli notturni o tendenza a svegliarsi troppo presto. Un pessimo riposo notturno può tradursi in irritabilità, disturbi dell’umore con aumento di ansia e vissuti depressivi, incremento della percezione del dolore e della fatigue. Favorendo la riduzione degli stati d’ansia e il distress, lo Yoga migliora la qualità del sonno, vediamo come.

Grazie agli effetti psicofisiologici della pratica, lo Yoga ci permette di combattere l’insonnia in molti modi:

  • Attraverso l’esecuzione di asana rilassanti che possiamo eseguire anche a letto, nella calma della nostra stanza, possiamo favorire la calma e la tranquillità. Questo tipo di pose agiscono direttamente sul sistema nervoso, riequilibrandolo attraverso una serie di processi fisiologici. Ad esempio la disattivazione del sistema simpatico, spesso iperattivato a causa dello stress cronico, oppure grazie alla stimolazione del nervo vago, il quale inviando impulsi a specifiche aree del cervello, favorisce, tra le altre, la regolazione dell’umore e del sonno.Praticare gli asana dolcemente e in maniera costante permette al nostro organismo di sciogliere gradualmente e delicatamente le contratture muscolari anche più profonde, permettendo al prana di fluire liberamente e di rigenerarci.
    La sera, risolte le incombenze quotidiane, è il momento migliore per praticare le tecniche di rilassamento. Gli stati emotivi legati alla malattia oncologica, spesso però, fanno si che il momento dell’addormentamento sia difficile, poiché i pensieri negativi e le paure tornano nuovamente a generare vissuti di ansia e depressione. Tecniche di rilassamento profondo come lo Yoga Nidra aiutano il paziente a prendersi cura di sé e ad allontanare i pensieri negativi che affollano la mente nei momenti di solitudine. Ritagliarsi un momento per sé, per rilassarsi aiuta a decongestionare la mente dai pensieri negativi. La progressiva e profonda distensione di tutti i muscoli e organi interni, generando un ritmo respiratorio più lento, favorisce l’addormentamento.
  • Le tecniche di visualizzazione utilizzate nello Yoga, rappresentano una validissima risorsa se eseguite durante il rilassamento. Infatti in questa fase il cervello produce le onde teta, più lente, tipiche della fase di veglia rilassata. In questa condizione di profonda calma e concentrazione la mente si apre, è suggestionabile e più disposta ad accogliere i pensieri.
    In questa condizione si può provare a visualizzare un bel ricordo, un pensiero felice o anche uno scenario in cui sentirsi immersi, come ad esempio un bel paesaggio e provare a percepirne la sensazione che genera nel corpo. Questo produce, non solo delle sensazioni di benessere, ma, agendo direttamente sul cervello, produce effetti positivi sulla funzionalità mentale o fisica.
  • Attraverso la meditazione si attua una sorta di sospensione di gran parte dell’attività neurale a favore dell’attivazione di zone cerebrali deputate alla regolazione e al passaggio dallo stato di veglia e attenzione, alla riduzione della coscienza, con la graduale comparsa del sonno. La meditazione, inoltre, aumentando i livelli di endorfine circolanti, è in grado di regolare la componente emotiva associata alla sensazione dolorosa e, agendo su specifiche strutture sottocorticali, è in grado di modulare la risposta evocata dall’attivazione periferica delle vie dolorifiche.
  • Le tecniche yogiche di respirazione sono un validissimo strumento per agire sulla fisiologia corporea e anche sulle emozioni. La possibilità di controllare volontariamente il nostro respiro ci offre la possibilità di regolare le fluttuazioni della nostra mente. Non a caso l’inizio della pratica coincide con la focalizzazione sul respiro: in questa fase, infatti, il passaggio da uno stato di affollamento mentale ad uno stato di calma è favorito dall’attenzione su di esso. Questo genera delle onde cerebrali compatibili con il sonno, la mente si calma e i pensieri si dissolvono.
    Secondo la scienza dello Yoga le due narici sono associate a due energie molto diverse tra loro: la respirazione attraverso la narice destra dona energia e stimola mentre attraverso la narice sinistra rilassa e calma. Un utile esercizio, quindi, può essere quello di otturare la narice destra e respirare per qualche secondo solo con la narice sinistra.

 

Barbara-Marinodott.ssa Barbara Marino

Psicologa e psicoterapeuta, esperta in psiconcologia

 www.yogaperilcancro.it

 

 

Foto dell’articolo di Global Panorama CC License/Flickr

Cos’è la Psiconcologia?

14673670413_3925b336bc_zRicevere una diagnosi di cancro è uno tra gli eventi più dolorosi e traumatici che possano accedere nella vita di una persona, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Nonostante l’avanzamento della ricerca e le recenti scoperte in materia di oncologia, la valutazione del cancro rappresenta ancora oggi nell’immaginario collettivo e nel vissuto soggettivo della persona ammalata, un processo lento e inesorabile che conduce a dolore e sofferenza e che si conclude inevitabilmente in maniera infausta.

Poche altre malattie hanno conseguenze così dilatate e invalidanti da generare ripercussioni su tutte le dimensioni della vita dell’individuo.

La reazione alla diagnosi e alla malattia, spesso infatti, devia da quello che è il normale processo di adattamento al trauma o alla crisi. Così la percezione di avere una patologia a minaccia per la vita, può favorire l’esacerbarsi di caratteristiche della personalità dell’individuo amplificando vissuti ansiosi o ipocondriaci oppure favorendo lo slatentizzarsi di disagi psicologici preesistenti che si manifestano nella vita quotidiana sotto forma di attacchi di panico, insonnia, fobie, vere e proprie sindromi isteriche, quadri ossessivi ecc.

Il corpo non è più vissuto come prima: la trasformazione dovuta alle modificazioni organiche derivanti dalla neoplasia, e quella dovute degli effetti diretti e indiretti delle cure, causa uno stato di malessere e disagio psicologico che alimenta spesso percezioni distorte dell’immagine corporea.
Tali sofferenze hanno ricadute gravi sulla qualità della vita malato oncologico, sull’aderenza alle cure, sul modo di reagire alla malattia, sulla percezione soggettiva dei sintomi modulando l’evoluzione della patologia a scapito della stessa sopravvivenza.

Il dolore psicologico merita ascolto al pari del dolore fisico: ecco perchè è importante, laddove il disagio venga avvertito in maniera schiacciante, chiedere aiuto ad uno psiconcologo, ovvero uno psicologo che abbia competenze specifiche di oncologia.

La psiconcologia è una disciplina, di recente sviluppo, che si occupa, quindi, della gestione e valutazione degli aspetti psicologici e psicopatologici connessi alla malattia neoplastica e le sue implicazioni psico-sociali.

 

Barbara-Marinodott.ssa Barbara Marino

Psicologa e psicoterapeuta, esperta in psiconcologia

 www.yogaperilcancro.it

 

 

Immagine dell’articolo di lucahennig CC License/Flickr